Da quali opere sarebbe composta la collezione immaginaria di un appassionato d’arte, se tutte le opere possibili fossero disponibili? L’antiquario genovese Pietro Porcelli seleziona un capolavoro per secolo a partire all’anno 1099 - due per il Cinquecento - e crea una sua collezione ideale. Appuntamento al Sant’Agostino lunedì 31 agosto alle 17.30.
Un tema singolare, e una altrettanto singolare collezione immaginaria quella di cui racconterà Pietro Porcelli, che sceglie una rosa di opere a partire dall’anno 1099, quando fu eseguita l’epigrafe di fondazione del Duomo di Modena, scolpita da Wiligelmo nel marmo. Questa è la prima maestosa opera della collezione ideale. Per il XII secolo, ecco il celebre "smalto di Klosterneuburg", l'Altare di Verdun, capolavoro di oreficeria e smaltatura medievale realizzato a partire dal 1171 da Nicola di Verdun, oggi custodito nella Abbazia di Klosterneuburg, antico monastero situato in Austria a nord di Vienna e affacciato sulle rive del Danubio. Il terzo oggetto, che rappresenta il XIII secolo, è un libro: la Bibbia del diavolo, risalente al 1229. Il più grande manoscritto medievale esistente al mondo. Creato in Boemia, oggi è conservato presso la Biblioteca nazionale svedese a Stoccolma. Il manoscritto fu preso come bottino di guerra dall'esercito svedese durante la Guerra dei trent'anni. È conosciuto col nome di Bibbia del Diavolo per la grande illustrazione del demonio in esso contenuta e per la leggenda intorno al fatto che l'autore, per scriverlo, abbia richiesto l'aiuto del demonio. Arriviamo al XIV secolo: l’opera che per Porcelli rappresenta il secolo è il Polittico Stefaneschi di Giotto, risalente al 1320 e oggi ubicato ai musei Vaticani. Qui per la prima volta viene raffigurato il donatore con l’opera in mano. Per il Quattrocento la collezione immaginaria include una coppia di arazzi con le storie di Alessandro Magno, rimasti a lungo nascosti negli appartamenti privati dei principi Doria Pamphilj a Roma e oggi conservati nel Palazzo del Principe a Genova. Due i capolavori del Cinquecento: l’Opus Quinque Dierum (opera fatta in cinque giorni) ovvero il Cristo dodicenne tra i dottori di Albrecht Dürer oggi conservata nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid; la Saliera di Benvenuto Cellini, opera scultorea in ebano, oro e smalto, realizzata tra il 1540 e il 1543. Di piccolo formato (è alta 26 cm), è considerato universalmente il capolavoro d'oreficeria dell'artista. È custodita nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. L’oggetto prescelto per il Seicento è la scultura in marmo La Capra Amaltea con Giove bambino e un faunetto di Gian Lorenzo Bernini, alta 45 centimetri e custodita nella Galleria Borghese di Roma. Nella collezione ideale non manca, per il secolo XVIII, il comò di Giuseppe Maggiolini con decorazione a cineseria, in legno, bronzo dorato, piano in marmo, del 1773. Il mobile dalle forme mosse e ornate tipiche del rococò, con ornamenti in bronzo raffiguranti maschere teatrali e figurine cinesi, è conservato al Castello Sforzesco di Milano. Goya è protagonista del XIX secolo con Il Cane interrato nella sabbia (Perro semihundido), dipinto a olio su muro trasportato su tela e realizzato nel 1820-1821, oggi conservato al Museo del Prado di Madrid. Ultimo oggetto della collezione immaginaria è Fiumana di Pellizza da Volpedo, monumentale tela dipinta a fine Ottocento, quasi all’approssimarsi del Novecento, che precede nel tema il celeberrimo Quarto Stato.