“Gino Severini. Modernità come dialogo” è la mostra internazionale con cui la Città di Cortona - negli ultimi anni impegnata a ridefinire e riannodare il legame tra uno dei principali protagonisti dell’arte del Novecento e la sua città natale, valorizzandone i luoghi di riferimento, l’eredità culturale e artistica, il legame affettivo e gli stimoli reciproci – celebra , dal 5 luglio all’1 novembre 2026 al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, a Palazzo Casali, il sessantesimo anniversario dalla morte di Severini (188 - 1966).
Una mostra volutamente di ricerca, con un taglio critico a tesi pensato dalle curatrici Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva e, nel contempo, di grande impatto per percorso e allestimento: con oltre 80 opere tra dipinti e disegni prestati da tanti musei italiani ed esteri e da collezioni private di assoluto rilievo - a partire dal Centre Pompidou di Parigi, dall’Estorick Collection di Londra e dal Musée d’Art et Industrie Saint- Etienne, fino al Museo del Novecento di Milano, alla Pinacoteca Vaticana, al MART di Rovereto e soprattutto alle Collezioni Romana Severini e Franchina -; con documenti originali che, oltre ad emozionare, aiutano a definire il contesto storico e culturale, i dibattiti, le relazioni tra i maggiori artisti del tempo, le riflessioni teoriche e la gestazione di alcuni lavori; e, infine, con l’eccezionale testimonianza, attraverso bozzetti , studi e una inedita documentazione fotografica, degli affreschi realizzati da Severini in numerose chiese nella Svizzera romanda - momento centrale del suo confronto con l’arte religiosa dopo il ritorno alla fede cristiana del ’23 - e con un’installazione multimediale immersiva, realizzata con visori 3d da LimenXR.
Quest’ultima ci farà entrare nel mondo di inizi Novecento così come Severini lo ha interpretato nel suo magnifico “La danse du Pan Pan a Monico” (1911-1960) opera monumentale di 4 metri x 2,80 che giungerà eccezionalmente a Cortona dal Centre Pompidou di Parigi, esposta una sola altra volta Italia - oltre 35 anni fa - dopo la sua realizzazione a Roma nel 1960, quando l’artista quasi ottantenne volle a tutti i costi far rivivere, basandosi su antichi cliché a stampa, l’iconica opera del 1911, purtroppo dispersa.
Una mostra, soprattutto, che è l’esito di un lavoro di squadra, che ha coinvolto tantissimi soggetti e istituzioni: i promotori Comune di Cortona, Accademia Etrusca e MAEC , in co-produzione con il Ministero della Cultura; i sostenitori fondamentali a partire dalla Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Banca Popolare di Cortona; le curatrici Daniela Fonti e Margherita D’Ayala Valva e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International; lo Studio di Architettura-Roma per il progetto di allestimento e grafica, il pool scientifico coinvolto per le ricerche e i saggi in catalogo edito da Cimorelli Editore: Giovanni Casini, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Alessandra Franchina, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué e Alessandra Tiddia; la collaborazione di SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) cui si devono gli studi condotti sulle opere murali svizzere, e infine la figlia di Gino, Romana Severini , che personalmente, generosamente e con entusiasmo sta sostenendo Cortona in questo suo viaggio alla riscoperta di un dialogo mai sopito con il geniale artista, e che tanto ha contribuito anche a questa esposizione.
Già il titolo è un’esplicita dichiarazione di come venga interpretato e rivelato, attraverso la mostra, il ruolo fondamentale e unico svolto da Severini nella storia delle avanguardie artistiche del XX secolo: un ruolo - da lui stesso ricercato con caparbia volontà e orgogliosa consapevolezza - di mediatore tra culture e linguaggi figurativi, tra mondi ed epoche, tra tradizione e innovazione, tra Paesi, artisti, esperienze e visioni.
Severini fa della Francia la sua patria adottiva, lavora in Svizzera, si nutre di tutte le istanze che s’intrecciano nel panorama artistico internazionale, ma il suo retaggio e le sue fonti restano italiane e toscane; e tra questi mondi, tra quello che all’epoca è il centro del cosmopolitismo e della sperimentazione culturale e il provincialismo italiano, egli continua a gettare ponti. Un “bilinguismo culturale” lo definiscono le curatrici “che si esprime in uno sguardo sul proprio paese d’origine, insieme dall’interno e dall’esterno, come è il destino di molti espatriati”. Ma non solo: Severini media tra tendenze artistiche, favorisce incontri, pacifica e concilia, si fa promotore culturale.
La mostra, suddivisa in cinque sezioni, si concentra dunque sulle stagioni della vita del Maestro, che sono sempre di formazione ma anche di elaborazione di un linguaggio personale, frutto di una riflessione mai superficiale sul lavoro dei contemporanei: un ponte tra la macchia e il Divisionismo, la fondamentale mediazione tra la dinamicità del Futurismo e la geometrizzazione del Cubismo, il passaggio dal Cubismo al classicismo, la pittura decorativa in relazione con l’architettura e il tema delle maschere e, infine, il dialogo tra la Chiesa e la modernità, dalla Svizzera a Cortona.
La modernità di Severini – che ha cercato di unire in modo innovativo influenze artistiche e culturali provenienti da mondi e tradizioni diverse - emerge nel percorso grazie a opere singolari e rare e a grandi capolavori del cortonese; oppure attraverso mirati confronti, tanto con artisti del tempo come Elisabeth Chaplin, Vittore Grubicy de Dragon, Benvenuto Benvenuti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Picasso, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, quanto con i maestri antichi cui egli stesso si richiama nei suoi scritti e nelle riflessioni: dalla Madonna in trono con Bambino ed angeli di Maestro Lucchese (1240 – 1250) prestata dalle Gallerie dell’Accademia di Firenze, al San Francesco (1260) di Margarito d’Arezzo dal Museo d’Arte Medievale e Moderna del capoluogo, fino ai bronzetti etruschi del MAEC di cui lo stesso Severini manda le immagini fotografiche a Picasso.
Tra i passaggi fondamentali che la mostra rievoca, troviamo prima di tutto gli esordi, in cui Severini è ancora alla ricerca di un linguaggio personale: i ritratti di famiglia dei primissimi del Novecento si affiancano a uno splendido pastello con autoritratto di un Severini venticinquenne, da due anni a Parigi, atteggiato a bohémien; un Paesaggio (1903) documenta l’adozione della pennellata divisionista e ben si confronta con La Vela opera tra le più innovative di Grubicy pioniere in Italia della nuova scuola; mentre l’attenzione alla questione sociale si manifesta nel confronto tra il Cantiere di Severini (1908) e La casa in costruzione di Boccioni (1907 – 1908) - entrambe rivisitazioni di opere di Balla.
La piena adesione al Futurismo, la più profetica avanguardia italiana, è esplicitata da opere chiave come l’ Autoritratto (1913) dal Castello di Rivoli e il fondamentale Ritmo plastico del 14 luglio in Collezione Franchina, da importanti ritratti “astratti” e da una serie meravigliosa di Danseuses degli anni ‘13 e ’14, soggetto iconico che emerge dal suo immaginario, ispirato dalla ballerina Loïe Fuller: figura femminile danzante sotto le luci del cabaret, scomposta dal movimento ritmico e presto metafora astratta della stessa idea di dinamismo.
Ma anche in questo contesto fondamentale è l’opera di mediazione e di dialogo tra avanguardie che ispira Severini : sono gli stessi Boccioni, Carrà e Russolo a chiedergli, in una lettera dell’ottobre 1912 , di intercedere presso il gruppo dei futuristi fiorentini che fa capo alla rivista “Lacerba” vista la sua “ben conosciuta abilità diplomatica”. Il risultato sarà la mostra che si tiene a Firenze alla Galleria Gonelli tra la fine del ’13 e il gennaio del ’14 dove i futuristi milanesi si confrontano con Ardengo Soffici che da Firenze guarda a Parigi. L’esposizione a Cortona richiama il clima che circonda quel momento, proponendo alcune opere evocative del contesto – le Sintesi di paesaggio di Soffici affiancate agli Stati d’animo di Boccioni - ed altre opere esposte proprio nelle sale di Gonnelli: il Ritmo astratto di Madame M.S. (qui presentato nella versione del 1915 dal MART) o i due pastelli del 1913 Tram in corsa e Tramway sur le boulevard e il Tango argentino posti accanto ad analoghe ricerche condotte da Balla e Carrà.
Ma la necessità di trovare un sincretismo tra Cubismo francese e Futurismo italiano permane e la bellissima Danseuse ( Ballerina + mare) dell’Estorick Collection è un manifesto delle teorizzate “analogie plastiche del dinamismo” e della ricerca con cui Severini mira a integrare aspetti della realtà della visione, con contenuti psichici che emergono liberamente nella memoria del soggetto percipiente.
Anche il confronto con Picasso, Braque e gli artisti della galleria “L’Effort Moderne” di Léonce Rosenberg vede un altro importante intervento conciliatore, per nulla facile, da parte di Severini che cura un intero numero della rivista “Valori Plastici” dedicato al Cubismo francese, mentre il suo avvicinamento al Classicismo si fa sempre più evidente nel richiamo ai trecentisti toscani, nella straordinaria Maternità del 1916, fiore all’occhiello delle collezioni severiniane di Cortona e in alcune incredibili nature morte cubiste - da Le pot bleu del 1917 dalla Fondazione Giorgio Cini a Bohémien jouant de l’accordéon datato 1919 dal Museo del Novecento di Milano - fino alla Maternità (Jeanne e Gina) del 1919-20, interamente costruita secondo proporzioni auree e nell’accordo dei toni arancio- verde-viola.
Le pitture murali dello studiolo delle maschere nel castello toscano di Montegufoni ben descritte nel catalogo dell’esposizione saranno un altro passaggio fondamentale, che segna un esplicito richiamo alla toscanità e anche l’interesse crescente di Severini per le maschere della Commedia dell’arte italiana, condiviso con gli ambienti parigini d’avanguardia, compreso Picasso e i “balletti russi” di Diaghilev. Quegli stessi personaggi agiscono, giocano e compiono funambolismi nello scenario dei Fori romani in alcuni pannelli realizzati, a fianco di un nutrito gruppo di artisti, per la celebre casa parigina del mercante Rosenberg e l’esposizione non mancherà di documentare, fra opere pittoriche e disegni preparatori, il ciclo completo delle scene.
La mostra si chiude con un altro focus, frutto di studi recentissimi e assolutamente nuovo per la ricostruzione della personalità artistica e del ruolo di mediatore di Severini: ovvero il dialogo, che il pittore cortonese si propone di risolvere, tra la Chiesa e la modernità, che trova l’appoggio del filosofo Jacques Maritain.
Per la prima volta, l’esposizione a Palazzo Casali propone un percorso completo attraverso il ventennio (1925 – 1947) che impegna Severini in prima persona – da promotore della conoscenza tecnica e della pittura murale tra gli artisti - nella decorazione di alcune chiese svizzere, attraverso immagini in alta risoluzione delle pitture parietali (riprodotte in una sezione apposita del catalogo ) accostate ai bozzetti, a taccuini di lavoro e ad alcune fonti, a partire dagli stimoli che gli derivarono dalla visita della mostra giottesca del ’37, evocata qui grazie all’eccezionale prestito della Madonna con Bambino ed Angeli della Galleria dell’Accademia fiorentina: opera già esposta nella mostra giottesca e riprodotta da Severini tra le pagine dei suoi “Ragionamenti sulle arti figurative” (1942).
Nell’ultima chiesa a Sion, Severini realizza una sintesi di tinte piatte giustapposte geometricamente, con uno sguardo da un lato a Matisse, dall’altro ai pittori francescani della propria terra. E’ pronto per riprendere i contatti con Cortona, la città natale che aveva lasciato a sedici anni a causa di un”fattaccio” scolastico e che torna a frequentare regolarmente ogni estate dal 1946.
Riallaccia gli affetti d’infanzia, s’invaghisce ancor più di Signorelli e degli Etruschi e realizza la Via Crucis, cui la mostra, le sale del MAEC dedicate al pittore nel percorso museale permanete e gli itinerari severiniani in città) rinviano (itinerari realizzati nell’ambito del progetto celebrativo con i fondi xxx), in un connubio straordinario tra arte, paesaggio e memoria.
DICHIARAZIONI
Luciano Meoni, sindaco di Cortona
«Con questa mostra Cortona rende omaggio a uno dei suoi figli più illustri, un artista che ha saputo parlare al mondo senza mai recidere il legame profondo con la propria terra. A sessant’anni dalla scomparsa di Gino Severini, la nostra città sceglie di celebrarne non solo il genio creativo, ma anche la straordinaria capacità di costruire dialoghi: tra Italia e Francia, tra avanguardia e tradizione, tra modernità e spiritualità.
“Gino Severini. Modernità come dialogo” è molto più di una grande esposizione internazionale: è un progetto culturale identitario, nato da un intenso lavoro di ricerca scientifica e dalla collaborazione tra istituzioni, studiosi e partner di altissimo profilo. Cortona diventa così il luogo in cui rileggere l’eredità di Severini nella sua complessità e nella sua attualità, attraverso opere eccezionali provenienti dai più importanti musei italiani ed europei.
Siamo particolarmente orgogliosi di accogliere a Palazzo Casali il monumentale “La danse du Pan Pan à Monico” dal Centre Pompidou di Parigi, capolavoro simbolo del Futurismo che torna in Italia dopo oltre trentacinque anni. È un evento di valore straordinario, che conferma il ruolo di Cortona nel panorama culturale internazionale.
Questa mostra rappresenta anche un invito a scoprire la città attraverso gli ‘itinerari severiniani’, la Via Crucis e i luoghi che hanno custodito la memoria e l’ispirazione dell’artista.
Ringrazio tutte le istituzioni, i musei prestatori, le curatrici, gli studiosi, i sostenitori, la signora Romana e la famiglia Severini per aver contribuito a rendere possibile un progetto di così alto valore culturale e simbolico»
Francesco Attesti, assessore alla Cultura del Comune di Cortona
Per noi questa non è semplicemente una mostra. È un ritorno. È il ricongiungimento tra un artista che ha rivoluzionato il linguaggio dell’arte moderna e la terra che lo ha visto nascere nel 1883. Le sue opere, esposte nei musei più importanti del mondo, da Parigi a New York, tornano a dialogare con le pietre, i vicoli e la luce di Cortona. Un dialogo potente tra avanguardia e tradizione, tra il dinamismo futurista e la storia millenaria della nostra città etrusca e rinascimentale.
L’Amministrazione Comunale ha voluto fortemente questo progetto perché crede che la cultura sia il cuore dell’identità di una comunità. Valorizzare Severini significa raccontare ai cortonesi, soprattutto ai più giovani, che da queste colline è partito uno degli sguardi più innovativi sull’arte del XX secolo. Significa dire ai turisti che visitano Cortona che qui non trovano solo la bellezza delle antiche vestigia, ma anche le radici della modernità.
La mostra sarà un percorso espositivo di altissimo livello, frutto di mesi di lavoro e di una rete di collaborazioni prestigiose. Voglio ringraziare i musei e i collezionisti privati che hanno concesso i prestiti, il comitato scientifico per il rigore curatoriale, gli uffici comunali per l’impegno profuso e tutti gli sponsor, che hanno creduto insieme a noi in questa sfida.
Attorno alle opere di Severini costruiremo un programma di eventi collaterali: incontri, laboratori didattici, visite guidate tematiche, approfondimenti musicali e conferenze. Vogliamo che questa mostra sia viva, che attraversi la città e coinvolga ogni cittadino. Perché l’arte, quando esce dalle sale ed entra nella vita delle persone, diventa davvero patrimonio comune.
Con questa iniziativa Cortona conferma la propria vocazione. Non siamo solo un borgo da cartolina. Siamo un laboratorio culturale, un crocevia di storie e linguaggi che dal passato guardano al futuro. Proprio come faceva Gino Severini con le sue tele: scomponeva la realtà per restituirne l’energia, il movimento, l’anima.
Invito tutti i cortonesi a sentire questa mostra come propria. A visitarla, a raccontarla, a portarci i figli e i nipoti. E invito chi ancora non conosce Cortona a venire quest’anno: troverà un artista che ha cambiato l’arte e una città che continua a cambiare, restando fedele a se stessa.
Nella foto Gino Severini, La danse du Pan Pan à Monico, 1911-1960, Olio su tela, 280 x 400 cm, Centre Pompidou, Parigi, una delle opere che saranno esposte a Cortona